-Mi Serve Una Lampadina-

Ma l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente”…

L’articolo di oggi comincia così, con un titolo bizzarro e con la citazione di una canzone uscita nel lontano 2007. Sembra passata un’eternità da allora, eppure queste parole continuano ad essere fortemente attuali ed azzeccate per me.

La mia paura è davvero questa: non riuscire a sentire più niente. Più mi guardo intorno, più il mio entusiasmo si spegne. Mi sembra tutto così vuoto, così privo di senso e di stimoli. Mi sembra tutto molto piatto, ecco.

A voi capita mai di sentirvi così spenti? Pensate che sia un effetto collaterale provocato dal contesto storico, sociale e culturale in cui viviamo? Oppure c’è davvero qualcosa che non va in me e devo semplicemente farmi internare?

Quando vado in giro per la strada vedo così tanto degrado: ragazzini maleducati, sboccati, indisciplinati che fanno cose stupide; adulti che, invece di dare il buon esempio, si comportano peggio di loro; anziani che insultano i giovani, quando il più delle volte si comportano irrispettosamente nei loro confronti solo per puro pregiudizio.

E poi si vestono tutti allo stesso modo e tutti, o quasi, rigorosamente di marca! E chi non è vestito di marca viene subito bollato come “sfigato”.

Parlano anche tutti allo stesso modo (e purtroppo parlano pure male)! Dicono tutti le stesse cose, come se stessero leggendo tutti quanti le stesse battute scritte su un gobbo che io non vedo. E proprio perché non lo vedo, o perché mi rifiuto di vederlo, dico sempre la cosa sbagliata. Spero che anche altri, come me, si rifiutino di seguire quel dannato copione! Improvvisate, per la miseria! Siate creativi!

E vogliamo parlare dei programmi televisivi?! Anche no, forse è meglio.

Insomma, tutto questo per dirvi che io mi sento come se stessi nuotando in un mare di… di che cosa? In un mare di niente…

Vorrei davvero che dentro di me si riaccendesse la lampadina dell’interesse e dell’entusiasmo, ma credo che ormai si sia fulminata. Dite che dovrei rivolgermi ad un elettricista? Uno bravo…

Andare controcorrente è divertente, se non altro ci si sente originali, ma quando bisogna fare i conti con il vuoto cosmico che si ha intorno… son dolori. A volte vorrei provare ad essere meno riflessiva, meno sentimentale, meno sensibile, meno… MENO. Ma come potrei essere meno me stessa?! Servirebbe davvero a farmi sentire meglio o sarebbe solo tutto molto illusorio? Anche volendo, comunque, non riuscirei mai nemmeno per un secondo a rinunciare alla mia identità!

Che cosa c’è di bello nell’essere un clone? Nessuno si ricorderà mai davvero di te: sarai solo uno dei tanti che passeggiava per strada e che si confondeva in mezzo agli altri. Un essere umano anonimo…

Non voglio essere anonima e grigia, ma non mi dispiacerebbe essere in compagnia e fondare una specie di gruppo per noi persone “diverse”. Potremmo chiamarci “il club dei cloni non riusciti”… che ne dite, suona bene?!

Sono aperte le iscrizioni, accorrete numerosi! Abbattiamo questo “piattume” che ci circonda e che pretende di schiacciarci!

In alternativa, se credete che io sia pazza, chiamate la neuro…

-Come Un Treno-

Sono una pendolare: viaggio spesso in treno per diversi motivi e questo mio continuo spostarmi, scendere da un treno per prenderne un altro, mi ha sempre fatto riflettere molto sulla vita. Sì, sono una persona che riflette su ogni cosa ed anche la mia mente è perennemente in viaggio, come me.

Avete mai pensato alla vita come ad un treno in corsa? Un treno che possiamo controllare fino ad un certo punto, un treno che non risponde ai comandi ogni volta che proviamo a smanettare con le sue leve e con i suoi bottoni. Sì, la vita è un treno in corsa che solo a volte possiamo controllare.

Lo scorrere del tempo è una di quelle cose che non prevede l’uso del freno… dobbiamo rassegnarci ed accettare di crescere, di cambiare, di invecchiare.

Da bambini sarà capitato a tutti di desiderare di poter scegliere di far andare più velocemente quel treno: c’è quell’impazienza di diventare grandi, c’è l’illusione di poter fare qualunque cosa, il sogno della libertà assoluta!

Una volta cresciuti, poi, ci si rende conto che non sarebbe stato poi così male poter rallentare o addirittura potersi fermare del tutto, ma il treno della vita non segue i nostri desideri, va avanti e corre, corre, corre…

Ci sono dei momenti, però, in cui il treno ti interpella e ti chiede: “vuoi che vada a destra o a sinistra?” e quelli sono i momenti più duri. Il pilota automatico si disattiva e devi decidere: quale sarà la direzione giusta?

Non c’è una risposta a questa domanda e neanche con l’aiuto di una mappa ci si può chiarire le idee… non esiste nemmeno una mappa e lungo i binari non ci sono indicazioni, non ci sono suggerimenti. Di tanto in tanto il treno entra in alcune stazioni, si ferma per un po’ e tu scendi a cercare aiuto. Qualcuno scende con te, ma non risale: sono i passeggeri che hanno deciso di cambiare treno, che hanno deciso di continuare il viaggio verso altre mete, mete in cui tu non sei invitato ad andare.

Ci sono persone che salgono e che non sai per quanto tempo viaggeranno su quel treno con te. Ti vedono in difficoltà, ti vedono vagare alla ricerca di un consiglio, ti vedono salire, scendere, domandare, parlare, spiegare, raccontare… ti incontrano per caso, ti dicono la loro, ti dicono “io andrei a destra”, ma è sempre troppo facile dare consigli quando il treno non è il loro.

Poi ci sono quei passeggeri di vecchia data, che viaggiano con te da anni, che si siedono accanto a te, dopo averti visto vagare per le stazioni e per le varie carrozze del treno con quell’interrogativo costante. Ti guardano e non ti suggeriscono nulla, ti dicono solo che loro ci saranno indipendentemente dalla direzione che sceglierai. Sono quelle persone che non sparano sentenze a caso, ma che ti rassicurano e ti confortano. “Io continuerò a viaggiare con te: ho fatto un biglietto che non scadrà mai, perché mi piace viaggiare con te e ti voglio bene”. I passeggeri fissi sono pochi, quelli in transito sono la maggioranza. E quando scendono dal tuo treno… sì, ti lasciano un sedile vuoto e tu ti sporgi dal finestrino, urli, agiti la mano e piangendo gli chiedi di tornare… ma loro non si voltano nemmeno.

A volte è un bene che certi passeggeri non si voltino, anche se fa male… e quei passeggeri ti mancheranno quando tornerai dal pilota automatico del treno della vita dicendogli che hai deciso, che sei pronto a dirgli dove deve andare. Avresti voluto avere il conforto di certe persone in quel fatidico momento… ma non puoi fare altro che dire “vai a destra” e continuare a viaggiare.

Chissà se certe persone le rivedremo a bordo, un giorno… alcune sarebbe meglio non vederle mai più, altre sarebbe bello rivederle solo per dimostrare loro che hanno sbagliato a scendere dal tuo treno. Altre ancora sarebbe bello incontrarle di nuovo per ricominciare un viaggio nuovo, con una consapevolezza diversa, con più esperienza e con la speranza di non sbagliare più, di non ferirsi più.

Ad ogni modo, il treno non si fermerà mai troppo a lungo in una stazione… ma noi, ad ogni stazione, lasceremo sempre un piccolo pezzo di noi e, ad ogni passeggero, lasceremo i ricordi di un viaggio unico e solo nostro.

Il viaggio continua e, come si diceva una volta… in carrozza, si parte!

-Mare Calmo-

E’ così che tutti mi vedono: sono calma come il mare in una giornata senza vento. Sono tranquilla, emano serenità, sorrido, rido e faccio tanto rumore con la mia risata.

Ma anche il mare calmo nasconde conflitti: non è forse vero che, nelle acque profonde, la vita è sempre frenetica, problematica ed in continuo cambiamento? Si lotta per la sopravvivenza, per non essere mangiati dai pesci più grossi, per non essere schiacciati… è il cerchio della vita, la natura!

Così anch’io, mentre fuori sono uno specchio d’acqua immobile, dentro di me i miei pensieri lottano tra loro, le emozioni più forti vincono sulle più deboli ed è tutto in eterno mutamento. E’ come se fossi io stessa un mare dove nuotano tanti pesci, pesci che vivono esclusivamente nel mare che porta il mio nome.

Ed il mare è talmente esteso, talmente vasto e talmente ricco di tantissime cose che sarebbe riduttivo raccontare tutto solo a parole. Il mare non va spiegato, va osservato, va studiato, va contemplato ed ascoltato. E’ lui che, pian piano, si manifesta ai nostri occhi in tutta la sua maestosità. E’ una grandezza che solo occhi profondi possono cogliere. Il mare non è per tutti…

Nemmeno io sono per tutti, esattamente come non lo è il mare. Solo le anime profonde possono ambire a capire davvero qualcosa di me, ma il problema è che c’è carenza di tali anime.

In una società dove tutto è connesso, tutto è immediato, istantaneo e riassunto con delle faccine, è diventato complicato conoscere davvero qualcuno… o forse semplicemente si è troppo pigri e non ci si applica. Il mio problema è che non posso fare un riassunto di me stessa usando degli hashtag, dei selfie o scrivendo con le “k” e con le “x”. Il mare non si può riassumere, non si può semplificare…

Quindi tutti mi vedono ridere e pensano che io sia felice, è sempre così che va. Non ci si guarda più negli occhi, ci si guarda sugli schermi degli smartphone… ci si scambia notifiche e non più gesti d’affetto. E’ diventato tutto così dannatamente artificiale, ma il mare è natura, il mare è… calore che abbraccia, immensità che travolge.

Il mare calmo che vedete è illusorio, come la maggior parte delle cose a cui siete abituati…

Io continuerò ad essere calore, sentimenti, immensità, purezza, forza ed onde!

Io continuerò ad essere mare calmo per chi non saprà e non vorrà avere la pazienza di sedersi sulla sabbia ad osservarmi a lungo… ciò che solo i pochi e meritevoli “studiosi” vedranno, sarà la vita che si nasconde nelle profondità marine della mia anima.

E, chissà, magari alcuni di quei pochi avranno anche il permesso di entrare in acqua e di vagare a lungo, di esplorare l’immensità che ho dentro: emozioni, sentimenti, colori, pensieri, parole, misteri e cose bizzarre. Ma, badate bene, è un’avventura che sconsiglio vivamente a chi non sa nuotare bene.