-Il Mio Muro-

Sono circondata da un muro,

Che io stessa ho costruito e reso duro;

Sono circondata da un muro,

Che tiene fuori tutto e tutti, anche il mio futuro;

Sono circondata da un muro,

Perché le persone mi hanno ferita e ho bisogno di uno scudo;

Sono circondata da un muro,

Per proteggere il mio cuore e non metterlo più a nudo;

Sono circondata da un muro:

Il cemento l’ho impastato con il mio dolore crudo,

Con le mie lacrime e con la sofferenza che ancora sudo,

Poi ci ho aggiunto pian piano tanti mattoni,

Che ho collezionato man mano: erano le mie delusioni!

Sono circondata da un muro:

Sento le voci di chi sta dall’altra parte,

Ma preferisco ascoltarle standomene in disparte…

Ho paura della gente e mi sento in trincea,

Qualcuno mi minaccia o è solo una mia idea?!

Sono circondata da un muro,

Vorrei tanto poterlo abbattere, lo giuro!

Se solo la paura del dolore mi lasciasse andare,

Forse potrei distruggere tutto e così ricominciare…

Sono circondata da un muro,

E mi sento molto sola, questo è sicuro!

-Sei La Mia Zavorra-

Sei un ricordo pesante,

Un fantasma insistente…

Vivi ancora ingiustamente,

Nel mio cuore e nella mia mente…

Non lasci liberi neanche i sogni,

E quando dormo vieni a svelare i miei bisogni…

Forse avrei ancora bisogno di te,

E vorrei che fosse così anche per te…

Avevi gli occhi azzurri come il mare,

Ci nuotavo dentro e sentivo il cuore scoppiare…

Avevi gli occhi azzurri come il cielo,

Volavo felice ed il mio cuore era leggero…

Mi piaceva il tuo modo di parlare,

E la tua risata mi curava da ogni male…

Anche i tuoi silenzi erano seducenti,

Sarei rimasta per ore, senza parlare, ad osservarti…

Ma da quando dalla mia vita te ne sei andato,

Nulla ha avuto più senso e tutto si è svuotato…

Ancora oggi sento la prepotenza,

Incessante e logorante della tua assenza…

Mi chiedo quanto tempo ci vorrà,

E se davvero un giorno tutto questo svanirà…

Sei la mia zavorra,

Mi tieni inchiodata qui nonostante io non lo voglia…

Vorrei che mi lasciassi andare,

E che il mio cuore la smettesse finalmente di amare,

Ciò che, in fin dei conti, è stato solo un male.

-Il Mio Faro-

Sei un riferimento sicuro,

Nel bel mezzo del mare oscuro;

Sei una luce che brilla,

Mentre intorno a me tutto oscilla;

Sei speranza in mezzo alla tempesta,

Per questo sei sempre con me nella mia testa;

Sei più forte di questo vento,

Che con la sua forza vorrebbe vedere il faro spento;

Ma tu sei una luce che non può morire,

Non permetterai a nessuno di farti scalfire;

Tu sei il mio faro e resti acceso,

Mentre io ti guardo con il fiato sospeso;

Un uragano sta per arrivare,

Ma io ti tengo sempre nel mio cuore;

Oh, faro, continua a brillare,

Perché il tuo fascio di luce deve continuare ad instillare,

La tenerezza, la purezza e la bellezza,

Che mi doni da sempre con la tua amicizia;

Io sarò sempre qui, anche con questa tempesta,

Perché ciò che è vero sempre al tuo fianco resta!

Ad un’amica speciale dedico queste parole… e che la sua lotta possa essere un po’ meno gravosa con l’aiuto di questi pochi versi…

Sei il mio faro, sei la mia luce… io e te ce la faremo… sempre!

-Immagine Riflessa-

La giornata di ieri è stata molto impegnativa: sono stata fuori tutto il giorno e non ho avuto proprio tempo per pubblicare qualcosa di nuovo. In compenso, però, il mio continuo girovagare mi ha fornito lo spunto adatto per l’articolo di oggi. Siete curiosi? Spero proprio di sì!

Ieri pomeriggio mi trovavo alla stazione e stavo aspettando il treno per tornare a casa. Ero pigramente seduta sulla panchina; leggevo un libro e, di tanto in tanto, osservavo la gente che mi passava davanti. Tutto normale, direte voi… sì, ma non per molto. Ad un certo punto ho visto una signora elegantissima, vestita con capi firmati, super agghindata… insomma, una riccona! L’ho vista camminare con il suo fare altolocato e ho sentito il profumo dei suoi soldi raggiungermi e travolgermi (facendomi sentire puntualmente molto povera).

La signora ha percorso tutto il marciapiede più volte, con disinvoltura e senza una meta precisa. All’improvviso si è fermata davanti alla postazione della polizia, si è voltata verso la vetrata e ha cominciato a gesticolare. La vetrata era coperta da una tenda, quindi l’interno del locale non era visibile dall’esterno. Il vetro mostrava solo l’immagine riflessa della signora e di tutto ciò che la circondava.

Un signore, più precisamente un funzionario delle ferrovie, dopo aver osservato la strana situazione per qualche secondo, ha deciso di intervenire…

Signora! Signora! No, no! Signora!”

La signora ha continuato a gesticolare senza curarsi minimamente del tizio che la stava chiamando…

Signora, scusi… Signora!”

Dopo numerosi tentativi da parte dello sventurato signore, lei si è finalmente girata e ha cercato di capire chi la stesse importunando. Chi stava osando disturbarla in quel momento così importante per lei e per il suo cappellino (sì, aveva pure un cappello) chic?!

Signora, suoni il campanello…”

Quale campanello?”

Il campanello… è lì, guardi…”

Lei si è girata nuovamente, ha trovato il campanello, l’ha osservato e poi si è incamminata a testa bassa dalla parte opposta dicendo: “Ah, ma no… cioè… non mi serviva…”.

Io, che avevo capito tutto fin dal primo istante, ho esclamato: “Si stava specchiando!”.

La gente intorno a me si è girata, mi ha guardata e poi è scoppiata a ridere. Non so se sia stato il mio tono scazzato (della serie “non ce la possiamo proprio fare”), oppure se semplicemente abbiano trovato divertente la signora. Hanno riso alla mia constatazione, mentre io ero visibilmente sconcertata dalla grandezza della stupidità di lei e del suo conto in banca.

E’ stata una scena bizzarra, ma mi ha dato uno spunto per una riflessione: l’importanza dell’apparire è davvero una piaga sociale!

Ovviamente a tutti noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di specchiarci da qualche parte per vedere se i nostri capelli fossero in ordine o cose del genere. Penso sia normale e che ci possa stare, purché non diventi una mania. Certo, spero che, almeno voi, non vi siate mai specchiati sulla vetrata della centrale della polizia. Di sicuro sarebbe una cosa molto imbarazzante da fare. Ancora mi domando se i poliziotti, dall’interno, abbiano visto la signora…

Il povero funzionario delle ferrovie deve aver pensato che la signora stesse cercando di attirare l’attenzione della polizia, che avesse bisogno di aiuto… mi ha fatto molta tenerezza. Non ha pensato neanche minimamente alla possibilità che la signora potesse essere un pochino vanitosa… giusto un po’!

Questo episodio mi ha fatto capire quanto sia importante per certa gente il dover apparire sempre perfetti, impeccabili, con i vestiti senza pieghe, le scarpe lucide ed i capelli pettinati anche quando c’è vento…

Sarò strana, ma io non ho mai badato molto a certe cose. Sono una persona molto alla mano, molto semplice e ho i capelli fuori posto (sì, pure quelli) anche quando non c’è vento. Me ne frega veramente poco…

Le mie scarpe restano pulite solo finché non le uso, i miei vestiti hanno convogliato a nozze con le pieghe… alla fine tutto questo significa che sto vivendo, che mi muovo, che cammino! Non sono mica una statua!

Le persone come la signora vista ieri mi sembrano delle statue! Come accidenti fanno a restare immutabili ed impeccabili dalla mattina alla sera?! Come fanno ad essere immuni a tutto?! E che razza di vita fanno?! Non so, mi sembra tutto così triste! La vita è più bella se non si fa attenzione a tutto!

Alla fine io apprezzo molto di più le persone che amano essere e non apparire! Può anche essere piacevole vedere una pettinatura perfetta (forse no, ehm… che ansia), però sinceramente non mi trasmette alcuna emozione.

Sì, sono una scapestrata, ma non ho tempo da perdere! La vita è troppo breve per stare lì a fare attenzione ad ogni cosa! Credo che il disordine sia molto più affascinante (purché non sia eccessivo).

Non nego che mi sarebbe piaciuto avere almeno anche solo la metà dei soldi che la signora ha investito in quei suoi vestiti… io di sicuro li avrei spesi in libreria o in altri modi. E’ questione di scelte, di gusti e di priorità.

Ad ogni modo, chissà su quale vetrata, vetrina, auto, specchietto o qualunque altra superficie lucida si starà specchiando la nostra amica in questo momento…

Oh no, santo cielo! Avete sentito?! Cos’è stato?!

Ah, era la signora che gridava: il vento le ha portato via il cappellino da 500 euro…

Un minuto di silenzio.