-Un Cielo Pieno Di Stelle-

Sono uscita dalla città,

Alla ricerca della più completa oscurità…

Mi sono sdraiata su un prato immenso,

Mentre sopra di me il cielo era di un blu intenso…

Mi sono persa ad osservare le stelle,

E mi sono accorta di vedere solo quelle,

Più luminose, più forti e più belle…

I miei occhi non riuscivano a vedere,

Quelle che stavano in silenzio senza chiedere,

Di essere notate, apprezzate e di poter emergere,

Da quella folla luminosa che le faceva perdere…

E così ho capito di sentirmi come una stella,

Tutti guardano verso il cielo, ma non sono abbastanza bella,

La mia luce non abbaglia, anzi, forse traballa…

Tutti guardano verso il cielo, ma io sono troppo piccola,

La mia luce non arriva agli occhi della gente e mi sento ridicola,

Mi sento poco importante e così minuscola…

Mi sono persa in un cielo pieno di stelle,

Sto vagando in un cielo pieno di stelle,

E vorrei solo sentire un paio di occhi posarsi sulla mia pelle…

-Mi Serve Una Lampadina-

Ma l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente”…

L’articolo di oggi comincia così, con un titolo bizzarro e con la citazione di una canzone uscita nel lontano 2007. Sembra passata un’eternità da allora, eppure queste parole continuano ad essere fortemente attuali ed azzeccate per me.

La mia paura è davvero questa: non riuscire a sentire più niente. Più mi guardo intorno, più il mio entusiasmo si spegne. Mi sembra tutto così vuoto, così privo di senso e di stimoli. Mi sembra tutto molto piatto, ecco.

A voi capita mai di sentirvi così spenti? Pensate che sia un effetto collaterale provocato dal contesto storico, sociale e culturale in cui viviamo? Oppure c’è davvero qualcosa che non va in me e devo semplicemente farmi internare?

Quando vado in giro per la strada vedo così tanto degrado: ragazzini maleducati, sboccati, indisciplinati che fanno cose stupide; adulti che, invece di dare il buon esempio, si comportano peggio di loro; anziani che insultano i giovani, quando il più delle volte si comportano irrispettosamente nei loro confronti solo per puro pregiudizio.

E poi si vestono tutti allo stesso modo e tutti, o quasi, rigorosamente di marca! E chi non è vestito di marca viene subito bollato come “sfigato”.

Parlano anche tutti allo stesso modo (e purtroppo parlano pure male)! Dicono tutti le stesse cose, come se stessero leggendo tutti quanti le stesse battute scritte su un gobbo che io non vedo. E proprio perché non lo vedo, o perché mi rifiuto di vederlo, dico sempre la cosa sbagliata. Spero che anche altri, come me, si rifiutino di seguire quel dannato copione! Improvvisate, per la miseria! Siate creativi!

E vogliamo parlare dei programmi televisivi?! Anche no, forse è meglio.

Insomma, tutto questo per dirvi che io mi sento come se stessi nuotando in un mare di… di che cosa? In un mare di niente…

Vorrei davvero che dentro di me si riaccendesse la lampadina dell’interesse e dell’entusiasmo, ma credo che ormai si sia fulminata. Dite che dovrei rivolgermi ad un elettricista? Uno bravo…

Andare controcorrente è divertente, se non altro ci si sente originali, ma quando bisogna fare i conti con il vuoto cosmico che si ha intorno… son dolori. A volte vorrei provare ad essere meno riflessiva, meno sentimentale, meno sensibile, meno… MENO. Ma come potrei essere meno me stessa?! Servirebbe davvero a farmi sentire meglio o sarebbe solo tutto molto illusorio? Anche volendo, comunque, non riuscirei mai nemmeno per un secondo a rinunciare alla mia identità!

Che cosa c’è di bello nell’essere un clone? Nessuno si ricorderà mai davvero di te: sarai solo uno dei tanti che passeggiava per strada e che si confondeva in mezzo agli altri. Un essere umano anonimo…

Non voglio essere anonima e grigia, ma non mi dispiacerebbe essere in compagnia e fondare una specie di gruppo per noi persone “diverse”. Potremmo chiamarci “il club dei cloni non riusciti”… che ne dite, suona bene?!

Sono aperte le iscrizioni, accorrete numerosi! Abbattiamo questo “piattume” che ci circonda e che pretende di schiacciarci!

In alternativa, se credete che io sia pazza, chiamate la neuro…