-Altalena-

Seduta,

Sulla mia altalena,

Mi aggrappo saldamente,

Ai sogni che ho,

Li stringo forte con le mani,

E mi do lo slancio,

Verso il cielo;

Seduta,

Sulla mia altalena,

Volo ed oscillo,

Tra la paura di cadere,

E la gioia che mi dà,

Avere quel brivido,

Mentre i miei pugni non mollano,

Il loro solido appiglio;

Seduta,

Sulla mia altalena,

Rido forte in faccia al sole,

Sorrido dolcemente alla luna,

Chiudo gli occhi,

E penso,

Che tutto ha un senso,

Quando ascolto i miei desideri;

Seduta,

Sulla mia altalena,

Sono appesa nel vuoto,

Come una goccia,

Dopo un acquazzone,

Sta in bilico su una foglia;

Seduta,

Sulla mia altalena,

Sono libera,

Ed al sicuro,

Perché i miei sogni,

Sono le certezze,

Che non cederanno mai:

Sono catene solide e forti,

Progettate da me,

Per sostenere,

Il peso della vita.

-Finestra Sul Mondo-

Imposte socchiuse,

Proteggono dagli sguardi indiscreti,

Dei passanti annoiati e curiosi,

Che sbirciano e credono,

Pensano e presumono,

Di conoscere da uno spiraglio,

La realtà dietro al vetro;

Finestra che si affaccia sul mondo,

Sono io,

E lascio credere che una fessura basti,

A chi si sofferma solo un secondo,

Per avere tutte le risposte,

Sulla mia casa;

Osservo le persone passare,

Le vedo voltarsi verso di me,

E so che la maggior parte,

Non busserà mai alla porta,

Perché la vita va veloce,

Nessuno ha più tempo,

E le cose che contano,

Sono sempre quelle che saltano all’occhio,

Le apparenze;

Alcune finestre avranno le imposte aperte,

Altre saranno coperte dalle tende,

O completamente chiuse,

Ma chi passerà lì davanti avrà sempre,

L’insopportabile arroganza,

E l’incredibile coraggio,

Di dire che sa chi sei,

Senza che abbia neanche mai provato,

Ad essere un ospite,

Nella tua vita.

-La Mia Panchina-

Ero seduta sulla mia vita,

Guardavo il panorama,

Mentre il vento mi accarezzava,

Ed io sapevo che eri tu,

Con le tue mani invisibili,

Che mi attraversavi dandomi i brividi;

Ero seduta su quella panchina,

Consumata dallo scorrere del tempo,

Arrugginita in certi punti,

Affascinante nei suoi difetti,

E, sì, andava bene così,

Perché tutto ciò la rendeva unica,

E tu eri sempre con me,

Un vento che non increspava il mare,

Ma solamente il mio cuore;

Ero seduta a pensare che mi mancavi,

Che mi manchi ancora,

E che mi mancherai sempre,

Ma finché starò sulla mia panchina,

Tu sarai sempre davanti a me,

Dietro di me,

Intorno a me,

In me;

Ero seduta su quella panchina che mi hai donato tu,

Un regalo un po’ amaro da quando ti ho persa,

Però stringevo una mano,

Che non era la tua,

Ma che sapeva del tuo amore,

E di te…

-Come Gli Alberi-

Come gli alberi,

Perdiamo le foglie:

Succede tutto l’anno,

 Non solo in autunno,

Perché le persone cadono,

Dai rami dell’anima,

Anche in estate;

Si staccano in un istante,

Volano via silenziose,

Tagliando il respiro,

Togliendo certezze,

Rompendo promesse,

Lasciando amarezze;

Come gli alberi,

Restiamo spogli,

Nudi di fronte al cambiamento,

Perché non abbiamo saputo vedere,

O semplicemente accettare,

Il colore di qualcuno mutare;

Come gli alberi,

Perdiamo le foglie,

Ma non sappiamo la stagione,

Che le persone sceglieranno,

Per staccarsi da noi…

-Pezzi Di Cuore-

Ho messo tanti pezzi di cuore,

Nelle cose che ho fatto,

Nelle persone che ho conosciuto,

E persino nei luoghi che ho visitato,

Per lasciare un segno del mio passaggio,

E per non perdere mai la strada;

Ho disseminato talmente tanto di me,

In giro per le anime,

Che ho rischiato di restare senza risorse,

Per la mia anima generosa,

Perché ho notato che ciò che lasciavo,

Inevitabilmente non ritornava più,

Ed anche se io non donavo per ricevere,

Sentivo ugualmente qualcosa di sbagliato…

Forse non smetterò mai di essere me stessa,

Nonostante tutta questa amarezza,

Ma i miei pezzi di cuore,

Non saranno più infiniti:

Ce ne saranno pochi,

Prodotti in edizione limitata,

Per chi non mi farà sentire usata,

Ma solamente apprezzata,

Ed amata.

-Un Cammino A Colori-

Ho camminato sul nero,

Respirato aria grigia,

Immersa nel bianco,

Che non era neve,

Era un foglio inutilizzato,

Un paesaggio anestetizzato;

Ho camminato sul viola,

Dove tirava aria non trasparente,

Il vento aveva colore,

E la nebbia era fitta e scura,

Nel suo abbraccio vedevo delle mura;

Ho camminato sul blu,

Intenso come la notte,

Ma ricco di profonda pace,

Silenzio che urlava tenace:

“Non lasciar mai raffreddare la tua brace,

Manca poco all’ultima fase”;

Ho camminato sull’azzurro,

Mentre cadevano gocce di giallo,

Anche senza nuvole di passaggio,

Quella era la luce, un suo assaggio;

C’erano proprio tutti i colori del mondo,

Lungo il cammino che ho percorso,

E la cosa sorprendente,

E’ stata scoprire che l’artista,

Non era che la protagonista,

Che ha dipinto tutto lì intorno,

Stringendo a sé un sogno,

Che era anche il suo pennello.

-Fame Di Umanità-

Ci vorrebbero carrelli pieni,

Di sentimenti e non di averi,

Stracolmi di rispetto,

Invece ci si guarda con sospetto,

E dov’è finito l’affetto,

Se ci si sofferma su ogni difetto?

Io rimango in coda ed aspetto,

Che l’educazione scenda di prezzo,

È merce cara ormai da un bel pezzo!

Chissà se troverò dell’empatia,

Servirebbe proprio un po’ più di sintonia,

Ma mentre vago cercando l’armonia,

Mi accorgo di vedere tanta ipocrisia;

Ci vorrebbero carrelli pieni,

Ma i prodotti scarseggiano,

E le anime hanno fame,

Di quella umanità,

Che non sembra più normalità…

-I Fiori Del Tempo-

Il mio tempo,

Un pezzo di terra,

Concimato con il sudore,

E la fatica della vita,

Annaffiato con le lacrime,

Ed il dolore della sconfitta,

Seminato con i desideri,

Ed un po’ di fiducia nel futuro;

Il mio tempo,

Un tripudio di colori,

Sono cresciuti dei fiori,

Impollinati dalla speranza,

Accarezzati dall’audacia,

Riscaldati dall’amore;

Il mio tempo,

Un bellissimo campo,

Un lavoro che mi ha lasciato cicatrici,

Uno spettacolo del quale vado fiera,

Il risultato di una guerriera,

Che ha vinto contro ogni intemperia.

-Vita Panoramica-

Ti invito a salire sulla mia vita,

Che è una ruota panoramica:

Per fare un giro il biglietto non si paga,

Ma serve necessariamente avere un cuore,

Altrimenti il panorama lo guarderai per ore,

Senza provare alcuna emozione,

Perché sulla mia ruota,

Ciò che si trova sul punto più alto,

Non si può che scorgere usando l’ardore,

Che è l’arte di un sognatore,

Di saper provare stupore,

Anche nella semplicità;

Forse, la mia, non è la giostra più indicata,

Per chi vede confini e non opportunità a cascata,

Il limite è alto come una barricata,

Per una persona che all’infinito non è abituata!

-Maestro Mare-

Quanta pazienza possiede il mare,

Che si lascia contemplare per ore,

Da innumerevoli occhi,

Spesso sognanti,

A volte tristi,

O troppo stanchi,

Alcuni innamorati,

Ed altri scheggiati dalle lacrime;

Quanta generosità dimostra il mare,

Quando i pensieri di chi lo guarda,

Fanno un gran rumore,

E lui, semplicemente, li abbraccia,

Raggiungendo la riva,

E tendendo un’onda come fosse una mano;

Quanto è immenso il mare,

Che potrebbe scegliere di atteggiarsi,

Del resto ne avrebbe le facoltà,

Eppure sceglie l’umiltà,

Per accogliere chiunque abbia bisogno di lui;

Che maestro di vita è il mare:

Ci insegna che si può essere grandi,

Maestosi ed importanti,

Donando anche solo una goccia,

Di ciò che si è,

Ad un paio di occhi che ci osservano.