-Il Piacere Di Scrivere-

Per chi, come me, ama scrivere praticamente da sempre, avere una scorta di carta e penna è essenziale quanto avere il frigorifero pieno.

E’ vero anche che, con tutta la tecnologia che possediamo oggi, scrivere è diventato possibile ovunque: fuori casa, in viaggio, camminando… insomma, siamo fin troppo dotati di smartphone e tablet, quindi una tastiera virtuale a portata di mano (o di dita) difficilmente ci manca.

Ma la scrittura digitale, o elettronica, è davvero appagante? Io sono la prima ad usare molto il computer per scrivere qui sul blog e non solo, però ho sempre pensato che avere davanti uno schermo fosse una cosa molto fredda. Per me fissare la pagina di un quaderno, o un foglio qualunque, impugnare una penna e pensare a cosa scrivere è tutt’altra sensazione, tutt’altra cosa. Anche quello che si scrive ha più calore, ha più senso e trasmette anche più emozioni. Voi non credete che sia così?

Qualche giorno fa ho deciso di farmi un regalo: sono entrata in una cartoleria e ho comprato una penna. Nulla di eccezionale, vero?

E invece vi sbagliate, perché non ho comprato una penna a sfera o una banalissima biro… ho comprato la mia prima penna stilografica!

Ero emozionatissima all’idea di cominciare un’esperienza tutta nuova e non vedevo l’ora di arrivare a casa per provare subito a scrivere!

Che dire?! E’ stato subito amore! Credevo che sarebbe stato un po’ complicato imparare, all’inizio, invece è stato tutto molto immediato, quasi come se fossi nata per questo. Ho provato un piacere indescrivibile che non avevo mai provato prima e mi pento di essermi approcciata al mondo delle stilografiche così tardi!

Ho comprato una stilografica economica, ovviamente, per cominciare e per fare pratica. Penso che ne comprerò altre, più avanti, per collezionarle e per provarle tutte (magari non proprio tutte eheheh).

Sì, credo proprio di aver trovato un nuovo hobby con l’amore per le stilografiche. Sono giorni che non faccio altro che documentarmi sull’argomento e sono davvero molto entusiasta!

Se non avete mai provato e se siete degli amanti della scrittura, beh, io non posso che consigliarvi di buttarvi! Cominciate con una penna economica per capire se vi trovate bene e se vi ispira, fate pratica e poi puntate su qualcosa di un po’ più importante. Saranno soldi ben spesi!

Ammetto che non scrivevo a mano da tanto tempo e che questa idea, che mi è nata un po’ per caso, mi ha dato lo slancio per ritornare sulla carta. E’ bello ritagliarsi un po’ di tempo per ritrovare le vecchie abitudini di una volta. Scrivere al computer sarà sicuramente pratico, facile e veloce, ma rende il tutto troppo meccanico: è tutto ridotto ad una serie di tasti che vengono premuti velocemente… scrivere a mano, invece, permette alle emozioni di fondersi con l’inchiostro e di fuoriuscire dalla punta della penna con esso. Io credo che sia meraviglioso!

Ultimamente, poi, sto attraversando un periodo un po’ difficile e tornare ad esternare ciò che provo con la scrittura non potrà che giovarmi. In più, visto che la mia scrittura in corsivo è davvero pessima, ho deciso di lavorare un po’ sulla calligrafia per migliorarla. Ormai sono anni che utilizzo lo stampatello per scrivere e credo sia un peccato… voglio provare a cambiare e penso che questa sia l’occasione giusta!

Insomma, in questi giorni ho trovato un’energia nuova e positiva e tutto questo grazie ad una penna che mi sono regalata. E’ proprio vero che a volte basta davvero poco per trovare conforto anche in mezzo alla tempesta! Farsi un regalo può migliorare l’umore e portare con sé tanti altri bei vantaggi!

-Il Dolore Può Uccidere-

Oggi i miei pensieri fuori posto non potevano che andare a lui: Chester Bennington. Premetto che non sono mai stata una fan assoluta e sfegatata dei Linkin Park, ma questo non mi ha mai impedito di apprezzare molte delle loro canzoni, soprattutto durante l’adolescenza.

La notizia del suicidio del cantante ha lasciato di sicuro un vuoto incolmabile nelle vite dei suoi cari e nei cuori di tutti i fan dei Linkin…

La cosa che ferisce di più, poi, è che purtroppo c’è chi, anche quando si dovrebbe solo soffrire tacitamente, apre la bocca (o mette in moto le mani sulla tastiera) per dire (o scrivere) cose davvero spiacevoli ed inopportune.

E’ sempre troppo facile sostenere che una persona famosa sia felice solo perché possiede il denaro, la fama e la gloria. La depressione non colpisce solo i poveri o le persone “normali” (che poi anche le persone famose sono persone normali, come tutti). La depressione non guarda quanti soldi tu abbia nel portafoglio, non guarda se sei un cantante, un operaio, un panettiere, un dottore… la depressione può colpire chiunque di noi, chiunque di noi! C’è chi è più predisposto di altri a soffrirne, c’è chi magari non avremmo mai pensato che potesse soffrirne mai e invece… nessuno è immune al dolore ed un vaccino contro di esso non esiste.

Troppo spesso sentiamo quelle frasi stantie e vuote: “il suicidio non è la soluzione ai problemi”, “il suicidio non è la risposta giusta”… ma allora la soluzione qual è? La risposta qual è? Le persone così saccenti che si riempiono la bocca con queste sciocchezze sanno di ciò che parlano?! No, ve lo dico io che non lo sanno! Non ne hanno proprio idea!

Esistono ferite che per quanto tu possa cercare di chiudere, di curare e di far rimarginare, finiscono comunque con l’inghiottirti… non parlo senza cognizione di causa, parlo perché io, di ferite del genere, ne ho tante sulla pelle. Parlo perché io ho sofferto di depressione e parlo perché in più momenti della mia vita ho rischiato di essere fagocitata da quelle stesse ferite. Non è facile convivere con certi tormenti, con certi dolori. Ci sono giorni in cui ti svegli talmente stanco, frustrato, amareggiato e privo di stimoli che… non ce la fai ad andare avanti. Certe esperienze possono cambiare la vita di una persona e farle passare la voglia di viverla.

Che bisogno c’è di giudicare e di parlare a vanvera?! Ho letto cose aberranti sui social network, cose che non ripeterò, perché mi hanno dato la nausea. La gente è capace di gettare fango (per non dire altro) anche sul dolore altrui. Vorrei davvero vedere se con tutti quei soldi loro sarebbero stati davvero felici, spensierati e senza problemi! I soldi non curano il dolore di una violenza subita, di un lutto o di qualunque altra cosa negativa passata. I soldi non possono risolvere tutti i problemi!

Sono addolorata e non solo per il gesto di Chester Bennington, ma perché l’umanità è davvero cattiva e marcia… mi fa schifo, davvero.

Il gesto di Chester ha lasciato sconvolti tutti, ma vorrei che l’unico problema non fosse il fatto della “morte” dei Linkin Park, ma che ci si focalizzasse sulla morte di una persona, di un essere umano che soffriva… e se ha scelto la morte… beh, non sta a noi dire che sia stata una decisione giusta o sbagliata. Ognuno è padrone di se stesso. Lasciate che riposi in pace e non uccidetelo nuovamente con la vostra ignoranza.

Spero che tu, dovunque tu sia ora, sia riuscito a trovare un po’ di serenità. Spero che il tuo dolore sia morto con te e che abbia smesso di tormentarti, che sia svanito per sempre.

Il dolore può uccidere e, ultimamente, lo sta facendo troppo spesso…

Rifletteteci.

-Immagine Riflessa-

La giornata di ieri è stata molto impegnativa: sono stata fuori tutto il giorno e non ho avuto proprio tempo per pubblicare qualcosa di nuovo. In compenso, però, il mio continuo girovagare mi ha fornito lo spunto adatto per l’articolo di oggi. Siete curiosi? Spero proprio di sì!

Ieri pomeriggio mi trovavo alla stazione e stavo aspettando il treno per tornare a casa. Ero pigramente seduta sulla panchina; leggevo un libro e, di tanto in tanto, osservavo la gente che mi passava davanti. Tutto normale, direte voi… sì, ma non per molto. Ad un certo punto ho visto una signora elegantissima, vestita con capi firmati, super agghindata… insomma, una riccona! L’ho vista camminare con il suo fare altolocato e ho sentito il profumo dei suoi soldi raggiungermi e travolgermi (facendomi sentire puntualmente molto povera).

La signora ha percorso tutto il marciapiede più volte, con disinvoltura e senza una meta precisa. All’improvviso si è fermata davanti alla postazione della polizia, si è voltata verso la vetrata e ha cominciato a gesticolare. La vetrata era coperta da una tenda, quindi l’interno del locale non era visibile dall’esterno. Il vetro mostrava solo l’immagine riflessa della signora e di tutto ciò che la circondava.

Un signore, più precisamente un funzionario delle ferrovie, dopo aver osservato la strana situazione per qualche secondo, ha deciso di intervenire…

Signora! Signora! No, no! Signora!”

La signora ha continuato a gesticolare senza curarsi minimamente del tizio che la stava chiamando…

Signora, scusi… Signora!”

Dopo numerosi tentativi da parte dello sventurato signore, lei si è finalmente girata e ha cercato di capire chi la stesse importunando. Chi stava osando disturbarla in quel momento così importante per lei e per il suo cappellino (sì, aveva pure un cappello) chic?!

Signora, suoni il campanello…”

Quale campanello?”

Il campanello… è lì, guardi…”

Lei si è girata nuovamente, ha trovato il campanello, l’ha osservato e poi si è incamminata a testa bassa dalla parte opposta dicendo: “Ah, ma no… cioè… non mi serviva…”.

Io, che avevo capito tutto fin dal primo istante, ho esclamato: “Si stava specchiando!”.

La gente intorno a me si è girata, mi ha guardata e poi è scoppiata a ridere. Non so se sia stato il mio tono scazzato (della serie “non ce la possiamo proprio fare”), oppure se semplicemente abbiano trovato divertente la signora. Hanno riso alla mia constatazione, mentre io ero visibilmente sconcertata dalla grandezza della stupidità di lei e del suo conto in banca.

E’ stata una scena bizzarra, ma mi ha dato uno spunto per una riflessione: l’importanza dell’apparire è davvero una piaga sociale!

Ovviamente a tutti noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di specchiarci da qualche parte per vedere se i nostri capelli fossero in ordine o cose del genere. Penso sia normale e che ci possa stare, purché non diventi una mania. Certo, spero che, almeno voi, non vi siate mai specchiati sulla vetrata della centrale della polizia. Di sicuro sarebbe una cosa molto imbarazzante da fare. Ancora mi domando se i poliziotti, dall’interno, abbiano visto la signora…

Il povero funzionario delle ferrovie deve aver pensato che la signora stesse cercando di attirare l’attenzione della polizia, che avesse bisogno di aiuto… mi ha fatto molta tenerezza. Non ha pensato neanche minimamente alla possibilità che la signora potesse essere un pochino vanitosa… giusto un po’!

Questo episodio mi ha fatto capire quanto sia importante per certa gente il dover apparire sempre perfetti, impeccabili, con i vestiti senza pieghe, le scarpe lucide ed i capelli pettinati anche quando c’è vento…

Sarò strana, ma io non ho mai badato molto a certe cose. Sono una persona molto alla mano, molto semplice e ho i capelli fuori posto (sì, pure quelli) anche quando non c’è vento. Me ne frega veramente poco…

Le mie scarpe restano pulite solo finché non le uso, i miei vestiti hanno convogliato a nozze con le pieghe… alla fine tutto questo significa che sto vivendo, che mi muovo, che cammino! Non sono mica una statua!

Le persone come la signora vista ieri mi sembrano delle statue! Come accidenti fanno a restare immutabili ed impeccabili dalla mattina alla sera?! Come fanno ad essere immuni a tutto?! E che razza di vita fanno?! Non so, mi sembra tutto così triste! La vita è più bella se non si fa attenzione a tutto!

Alla fine io apprezzo molto di più le persone che amano essere e non apparire! Può anche essere piacevole vedere una pettinatura perfetta (forse no, ehm… che ansia), però sinceramente non mi trasmette alcuna emozione.

Sì, sono una scapestrata, ma non ho tempo da perdere! La vita è troppo breve per stare lì a fare attenzione ad ogni cosa! Credo che il disordine sia molto più affascinante (purché non sia eccessivo).

Non nego che mi sarebbe piaciuto avere almeno anche solo la metà dei soldi che la signora ha investito in quei suoi vestiti… io di sicuro li avrei spesi in libreria o in altri modi. E’ questione di scelte, di gusti e di priorità.

Ad ogni modo, chissà su quale vetrata, vetrina, auto, specchietto o qualunque altra superficie lucida si starà specchiando la nostra amica in questo momento…

Oh no, santo cielo! Avete sentito?! Cos’è stato?!

Ah, era la signora che gridava: il vento le ha portato via il cappellino da 500 euro…

Un minuto di silenzio.

-Domanda Seria-

Sono cominciati i saldi e di sicuro gli amanti dello shopping saranno felici. Io sono una che non ama particolarmente andare in giro per negozi, salvo casi davvero eccezionali che mi costringono a fare acquisti (come ad esempio il fatto di non poter uscire in mutande).

Ma, a parte questo, io avrei una domanda molto seria da fare alle persone che mi seguono (ah, benvenute!) e che mi apprezzano…

Veniamo al dunque…

Ebbene, visto che la vita non mi ha mai fatto sconti, qualcuno sa dirmi quando inizia il periodo delle gioie in saldo?

Cosa?! Lo state aspettando anche voi?! Oh, bene! Potremmo bere qualcosa insieme per ammazzare il tempo, offro io!

Nello specifico: cerco gioie anche piccole (purché di buona qualità e resistenti al tempo ed all’usura) con sconti dal 20% in su! Non cerco per forza gioie nuove, mi accontento anche di quelle usate ed in buono stato! Se conoscete qualcuno che le vende, segnalatemelo!

Beh, purtroppo io non posso segnalarvi alcuna occasione per accaparrarvi una gioia, ma… posso puntare sulla simpatia (forse)!

In realtà volevo fare un articolo simpatico per ringraziare tutti i nuovi seguaci che si sono uniti ai miei deliri! E’ un piacere avervi qui!

E’ vero che sono una persona molto riflessiva, ma i momenti di leggerezza sono il mio pane quotidiano: non potrei vivere senza sparare cavolate a raffica!

Ragazzi, la vita è tirchia e non dà niente a poco prezzo, ma l’importante è avere sempre la forza di sorridere! Siate generosi con i sorrisi e con le risate: farete del bene a voi stessi ed agli altri!

-Mi Serve Una Lampadina-

Ma l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente”…

L’articolo di oggi comincia così, con un titolo bizzarro e con la citazione di una canzone uscita nel lontano 2007. Sembra passata un’eternità da allora, eppure queste parole continuano ad essere fortemente attuali ed azzeccate per me.

La mia paura è davvero questa: non riuscire a sentire più niente. Più mi guardo intorno, più il mio entusiasmo si spegne. Mi sembra tutto così vuoto, così privo di senso e di stimoli. Mi sembra tutto molto piatto, ecco.

A voi capita mai di sentirvi così spenti? Pensate che sia un effetto collaterale provocato dal contesto storico, sociale e culturale in cui viviamo? Oppure c’è davvero qualcosa che non va in me e devo semplicemente farmi internare?

Quando vado in giro per la strada vedo così tanto degrado: ragazzini maleducati, sboccati, indisciplinati che fanno cose stupide; adulti che, invece di dare il buon esempio, si comportano peggio di loro; anziani che insultano i giovani, quando il più delle volte si comportano irrispettosamente nei loro confronti solo per puro pregiudizio.

E poi si vestono tutti allo stesso modo e tutti, o quasi, rigorosamente di marca! E chi non è vestito di marca viene subito bollato come “sfigato”.

Parlano anche tutti allo stesso modo (e purtroppo parlano pure male)! Dicono tutti le stesse cose, come se stessero leggendo tutti quanti le stesse battute scritte su un gobbo che io non vedo. E proprio perché non lo vedo, o perché mi rifiuto di vederlo, dico sempre la cosa sbagliata. Spero che anche altri, come me, si rifiutino di seguire quel dannato copione! Improvvisate, per la miseria! Siate creativi!

E vogliamo parlare dei programmi televisivi?! Anche no, forse è meglio.

Insomma, tutto questo per dirvi che io mi sento come se stessi nuotando in un mare di… di che cosa? In un mare di niente…

Vorrei davvero che dentro di me si riaccendesse la lampadina dell’interesse e dell’entusiasmo, ma credo che ormai si sia fulminata. Dite che dovrei rivolgermi ad un elettricista? Uno bravo…

Andare controcorrente è divertente, se non altro ci si sente originali, ma quando bisogna fare i conti con il vuoto cosmico che si ha intorno… son dolori. A volte vorrei provare ad essere meno riflessiva, meno sentimentale, meno sensibile, meno… MENO. Ma come potrei essere meno me stessa?! Servirebbe davvero a farmi sentire meglio o sarebbe solo tutto molto illusorio? Anche volendo, comunque, non riuscirei mai nemmeno per un secondo a rinunciare alla mia identità!

Che cosa c’è di bello nell’essere un clone? Nessuno si ricorderà mai davvero di te: sarai solo uno dei tanti che passeggiava per strada e che si confondeva in mezzo agli altri. Un essere umano anonimo…

Non voglio essere anonima e grigia, ma non mi dispiacerebbe essere in compagnia e fondare una specie di gruppo per noi persone “diverse”. Potremmo chiamarci “il club dei cloni non riusciti”… che ne dite, suona bene?!

Sono aperte le iscrizioni, accorrete numerosi! Abbattiamo questo “piattume” che ci circonda e che pretende di schiacciarci!

In alternativa, se credete che io sia pazza, chiamate la neuro…

-Come Un Treno-

Sono una pendolare: viaggio spesso in treno per diversi motivi e questo mio continuo spostarmi, scendere da un treno per prenderne un altro, mi ha sempre fatto riflettere molto sulla vita. Sì, sono una persona che riflette su ogni cosa ed anche la mia mente è perennemente in viaggio, come me.

Avete mai pensato alla vita come ad un treno in corsa? Un treno che possiamo controllare fino ad un certo punto, un treno che non risponde ai comandi ogni volta che proviamo a smanettare con le sue leve e con i suoi bottoni. Sì, la vita è un treno in corsa che solo a volte possiamo controllare.

Lo scorrere del tempo è una di quelle cose che non prevede l’uso del freno… dobbiamo rassegnarci ed accettare di crescere, di cambiare, di invecchiare.

Da bambini sarà capitato a tutti di desiderare di poter scegliere di far andare più velocemente quel treno: c’è quell’impazienza di diventare grandi, c’è l’illusione di poter fare qualunque cosa, il sogno della libertà assoluta!

Una volta cresciuti, poi, ci si rende conto che non sarebbe stato poi così male poter rallentare o addirittura potersi fermare del tutto, ma il treno della vita non segue i nostri desideri, va avanti e corre, corre, corre…

Ci sono dei momenti, però, in cui il treno ti interpella e ti chiede: “vuoi che vada a destra o a sinistra?” e quelli sono i momenti più duri. Il pilota automatico si disattiva e devi decidere: quale sarà la direzione giusta?

Non c’è una risposta a questa domanda e neanche con l’aiuto di una mappa ci si può chiarire le idee… non esiste nemmeno una mappa e lungo i binari non ci sono indicazioni, non ci sono suggerimenti. Di tanto in tanto il treno entra in alcune stazioni, si ferma per un po’ e tu scendi a cercare aiuto. Qualcuno scende con te, ma non risale: sono i passeggeri che hanno deciso di cambiare treno, che hanno deciso di continuare il viaggio verso altre mete, mete in cui tu non sei invitato ad andare.

Ci sono persone che salgono e che non sai per quanto tempo viaggeranno su quel treno con te. Ti vedono in difficoltà, ti vedono vagare alla ricerca di un consiglio, ti vedono salire, scendere, domandare, parlare, spiegare, raccontare… ti incontrano per caso, ti dicono la loro, ti dicono “io andrei a destra”, ma è sempre troppo facile dare consigli quando il treno non è il loro.

Poi ci sono quei passeggeri di vecchia data, che viaggiano con te da anni, che si siedono accanto a te, dopo averti visto vagare per le stazioni e per le varie carrozze del treno con quell’interrogativo costante. Ti guardano e non ti suggeriscono nulla, ti dicono solo che loro ci saranno indipendentemente dalla direzione che sceglierai. Sono quelle persone che non sparano sentenze a caso, ma che ti rassicurano e ti confortano. “Io continuerò a viaggiare con te: ho fatto un biglietto che non scadrà mai, perché mi piace viaggiare con te e ti voglio bene”. I passeggeri fissi sono pochi, quelli in transito sono la maggioranza. E quando scendono dal tuo treno… sì, ti lasciano un sedile vuoto e tu ti sporgi dal finestrino, urli, agiti la mano e piangendo gli chiedi di tornare… ma loro non si voltano nemmeno.

A volte è un bene che certi passeggeri non si voltino, anche se fa male… e quei passeggeri ti mancheranno quando tornerai dal pilota automatico del treno della vita dicendogli che hai deciso, che sei pronto a dirgli dove deve andare. Avresti voluto avere il conforto di certe persone in quel fatidico momento… ma non puoi fare altro che dire “vai a destra” e continuare a viaggiare.

Chissà se certe persone le rivedremo a bordo, un giorno… alcune sarebbe meglio non vederle mai più, altre sarebbe bello rivederle solo per dimostrare loro che hanno sbagliato a scendere dal tuo treno. Altre ancora sarebbe bello incontrarle di nuovo per ricominciare un viaggio nuovo, con una consapevolezza diversa, con più esperienza e con la speranza di non sbagliare più, di non ferirsi più.

Ad ogni modo, il treno non si fermerà mai troppo a lungo in una stazione… ma noi, ad ogni stazione, lasceremo sempre un piccolo pezzo di noi e, ad ogni passeggero, lasceremo i ricordi di un viaggio unico e solo nostro.

Il viaggio continua e, come si diceva una volta… in carrozza, si parte!

-Mare Calmo-

E’ così che tutti mi vedono: sono calma come il mare in una giornata senza vento. Sono tranquilla, emano serenità, sorrido, rido e faccio tanto rumore con la mia risata.

Ma anche il mare calmo nasconde conflitti: non è forse vero che, nelle acque profonde, la vita è sempre frenetica, problematica ed in continuo cambiamento? Si lotta per la sopravvivenza, per non essere mangiati dai pesci più grossi, per non essere schiacciati… è il cerchio della vita, la natura!

Così anch’io, mentre fuori sono uno specchio d’acqua immobile, dentro di me i miei pensieri lottano tra loro, le emozioni più forti vincono sulle più deboli ed è tutto in eterno mutamento. E’ come se fossi io stessa un mare dove nuotano tanti pesci, pesci che vivono esclusivamente nel mare che porta il mio nome.

Ed il mare è talmente esteso, talmente vasto e talmente ricco di tantissime cose che sarebbe riduttivo raccontare tutto solo a parole. Il mare non va spiegato, va osservato, va studiato, va contemplato ed ascoltato. E’ lui che, pian piano, si manifesta ai nostri occhi in tutta la sua maestosità. E’ una grandezza che solo occhi profondi possono cogliere. Il mare non è per tutti…

Nemmeno io sono per tutti, esattamente come non lo è il mare. Solo le anime profonde possono ambire a capire davvero qualcosa di me, ma il problema è che c’è carenza di tali anime.

In una società dove tutto è connesso, tutto è immediato, istantaneo e riassunto con delle faccine, è diventato complicato conoscere davvero qualcuno… o forse semplicemente si è troppo pigri e non ci si applica. Il mio problema è che non posso fare un riassunto di me stessa usando degli hashtag, dei selfie o scrivendo con le “k” e con le “x”. Il mare non si può riassumere, non si può semplificare…

Quindi tutti mi vedono ridere e pensano che io sia felice, è sempre così che va. Non ci si guarda più negli occhi, ci si guarda sugli schermi degli smartphone… ci si scambia notifiche e non più gesti d’affetto. E’ diventato tutto così dannatamente artificiale, ma il mare è natura, il mare è… calore che abbraccia, immensità che travolge.

Il mare calmo che vedete è illusorio, come la maggior parte delle cose a cui siete abituati…

Io continuerò ad essere calore, sentimenti, immensità, purezza, forza ed onde!

Io continuerò ad essere mare calmo per chi non saprà e non vorrà avere la pazienza di sedersi sulla sabbia ad osservarmi a lungo… ciò che solo i pochi e meritevoli “studiosi” vedranno, sarà la vita che si nasconde nelle profondità marine della mia anima.

E, chissà, magari alcuni di quei pochi avranno anche il permesso di entrare in acqua e di vagare a lungo, di esplorare l’immensità che ho dentro: emozioni, sentimenti, colori, pensieri, parole, misteri e cose bizzarre. Ma, badate bene, è un’avventura che sconsiglio vivamente a chi non sa nuotare bene.